Testo dell’Omelia del Cardinale Angelo Bagnasco

Il testo dell’Omelia del Cardinale Angelo Bagnasco in occasione della Santa Messa Internazionale

Lourdes – “Tutti sentiamo che tornare a Lourdes è come tornare a casa poiché qui avvertiamo in modo speciale la presenza della Madre di Dio”

Il testo dell’omelia del Cardinale Angelo Bagnasco alla Santa Messa Internazionale

“Carissimi Fratelli e Sorelle nel Signore

1. Tutti sentiamo che tornare a Lourdes è come tornare a casa poiché qui avvertiamo in modo speciale la presenza della Madre di Dio. Per questo ci facciamo pellegrini e ci portiamo in questo lembo di terra benedetto dalla presenza della Santa Vergine, e impreziosito dalla preghiera e dalla sofferenza di tanti malati e pellegrini. Qui ognuno  – giovane o avanti negli anni – apre l’anima e affida alla Madonna le speranze e i turbamenti, le certezze e i dubbi, le gioie e le sofferenze della vita, sapendo che otterrà risposta: basta  attendere con fiducia e  ascoltare in silenzio. Qui si è condotti dalla Santa Vergine a Cristo-Eucaristia, centro e cuore pulsante della vita cristiana; qui tutto parla di riconciliazione, che trova la sua sorgente nel sacramento della confessione. Qui si impara  la carità che si fa servizio quotidiano e attento al malato, immagine di Gesù sofferente. Qui la preghiera apre le ali e prende il volo, si dilata per abbracciare non solo il mondo di ciascuno ma la Chiesa intera, che vogliamo amare e servire come  figli consapevoli, grati e generosi.
Oh mistero di Lourdes, mistero benedetto e caro, che porti al mondo la luce di Maria: luce che purifica come l’acqua sorgiva; luce che illumina dolcemente le nostre povertà spirituali e fisiche; luce che abbraccia e riscalda i deserti dell’anima e le solitudini della vita. Sii sempre benedetto!

2. Un saluto affettuoso ai Confratelli nell’Episcopato, nel Sacerdozio e nel Diaconato: Un saluto carissimo a voi malati e pellegrini che venite da diverse parti uniti nella comune fede e nell’amore a Maria.
Il cammino di Bernadette – tema di questo anno – ci introduce in modo eloquente e semplice nelle parole della Sacra Scrittura appena ascoltata. San Paolo scrive ai cristiani di Corinto, ma attraverso di loro scrive anche a noi. Ci ricorda lo stile di Dio e quindi ci rivela il pensiero di Dio: “Dio ha scelto ciò che nel mondo è stolto per confondere i sapienti. Dio ha scelto ciò che nel mondo è debole per confondere i forti, Dio ha scelto ciò che nel mondo è ignobile e disprezzato e ciò che è nulla per ridurre a nulla le cose che sono”. Sono parole che capovolgono le categorie del pensare mondano di ieri e di oggi: sembra infatti che la vita debba essere giudicata e giocata nella efficienza, nella bellezza apparente, nella prestanza della giovinezza, nel successo e nella notorietà. Come se la ricerca sfrenata del piacere e della soddisfazione, la voglia spasmodica dell’ affermazione possa riempire l’anima e dare la felicità.
Ma Gesù, ci ricorda l’Apostolo, non sta in queste cose, non pensa con queste categorie, La sua gioia, quella vera e piena, non abita queste dimore. Cristo abita altrove, in un mondo rovesciato rispetto agli occhi del mondo; un mondo che può apparire a chi lo guarda dall’esterno come la negazione dello slancio vitale, della gioia umana. Ma così non è. La vicenda di Bernadette ci testimonia la verità: nel suo cuore semplice e umile, disponibile a lasciarsi guidare da Dio, abbandonata alla Madonna, regnava la serenità e la pace. Ella godeva di quella gioia che niente, neppure la grande povertà, le incomprensioni umane, le persecuzioni, hanno potuto spegnere.

Di fronte a questa povera ragazza senza cultura e ricchezze, il mondo continua a provare confusione perché non capisce. E’ nel cuore umile e docile che Dio compie grandi cose; è nell’anima semplice che Egli si compiace e le dona quella sapienza che confonde i sapienti secondo il mondo; le dona quella capacità che umilia i potenti della terra. L’affidarsi al Signore, il confidare  in Lui è la vera forza che il mondo non conosce e che ha vinto il male.

3. Ma affidarsi a Gesù richiede una condizione, quella che il Vangelo mette in evidenza con estrema chiarezza: non bisogna avere paura di perdere la vita, perché chi ha paura di perdere la vita la perderà, e chi ha paura di cadere nel solco la sua vita resterà senza frutto, sarà come una pianta arida nel deserto.Che strano linguaggio! Ma siamo proprio nella visione capovolta di Dio, nella logica diversa da quella del mondo, logica che ci insidia tutti e da cui dobbiamo guardarci con continua vigilanza.
Che cosa vuol dire “non aver paura di perdere la vita”? Significa scegliere l’amore, perché l’amore è uscire dal chiuso di noi stessi, è farsi dono, è dare la vita perché altri abbiano la vita, soprattutto quella dell’anima. E che cosa significa “ritrovare la vita”? Significa lasciarsi amare da Cristo: il suo amore per noi è la vita che non verrà mai meno, neppure nell’eternità. Sì, perché questa è la vita eterna: essere avvolti per sempre dal suo amore. Esiste una forma di vita migliore di questa? Non è forse questa la vera e piena vita che ogni uomo cerca disperatamente non di rado sbagliando la strada? Ritrovare la vita, portare molto frutto, essere utili e quindi avere il cuore e la vita piena, ricca di valore  e di significato… non è dunque  apparire, avere, potere, godere, ma, secondo lo stile capovolto di Dio, è fidarsi e affidarsi a Lui, lasciarsi amare e amarlo sopra ogni  cosa. Ma allora, ci chiediamo, il mondo capovolto di Cristo non è forse la realtà che conta, il mondo vero?
Che la Santa Vergine, in questo luogo di grazia, ci conceda di pensare così, come il Signore Gesù ci insegna. Allora la pace e la gioia che abitò in santa Bernadette, dimorerà anche in noi”.

Angelo Card. Bagnasco
Arcivescovo Metropolita di Genova
Presidente della Conferenza Episcopale Italiana

 

di Manuela Consonni inviata a Lourdes


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