Morire a Lourdes

MORIRE A LOURDES: un autista di Jelsi travolto da un collega tedesco

JELSI – Morire si deve morire, si sa; ma si spera non presto, non in modo così assurdo e … soprattutto non a Lourdes.

Una gita in pullman come ogni anno, come tante; un gruppo di turisti d’accompagnare, da far sentir sicuri lungo tutto il viaggio; magari un souvenir da acquistare e poi il ritorno in famiglia, nel paesello d’origine, tra i propri cari: la moglie e tre figli. I compagni del borgo con cui sciorinare barzellette e racconti fra i tavolini del bar, e parlare anche del prossimo imminente viaggio e poi ripartire, come quasi una vita, come sempre nella routine di lavoro. A giorni, un altro giro lieto con gli amici dell’Avis a Lecce e un altro subito dopo ad Orvieto, con il gruppo del Comitato S. Anna.

Ma a Pietro piaceva questa vita di nomade da quando, ragazzo, con il carretto trasportava mercanzie con il padre; da quando aveva conosciuto con il suo pullman i cieli di altre terre: simpatico, un po’ guascone, professionale, accorto! Ma non troppo abbastanza se l’interlocutore è il destino, quando designa tra una manciata di secondi e l’altra che la tua vita è realmente appesa ad un filo, quando fissa in pochi soli istanti l’appuntamento fatale. Anche se hai tutte le carte in regola, anche se di chilometri ne hai già macinati tanti, anche se la malasorte è in agguato, in ogni istante, quando scivoli da sempre sulle autostrade della terra, come quando Pietro, partì a proprio rischio, qualche anno fa per la Bosnia, con un gruppo jelsese per aiuti umanitari. Per poi tornare e raccontar l’esperienza.

Questa volta no. Pietro Iacovelli, 58 anni, autista tra i più esperti di una famiglia d’autisti, ha portato un gruppo di devoti romani proprio nella Francia meridionale al confine con i Pirenei in visita alla miracolosa grotta della Madonna. Giovedì 10 ha accostato la corriera nel parcheggio. E’ sceso ed è stato travolto da un altro pullman per alcuni metri. E’ già successo qualche tempo fa a San Giovanni Rotondo ad un nucleo di religiosi in visita al Santuario, travolti all’istante! Disattenzione? Sua… Del tedesco? Disorganizzazione logistica in loco? Non si sa ancora. Lì, in Francia, la nuda fredda cronaca con qualche giorno da attendere per il rilascio del corpo dopo l’espletamento delle pratiche mediche e legali; qui, un paese turbato, allibito… Gente che all’istante -come accade sempre nei paesi- ne viene a conoscenza, che fa rimbalzare la notizia di bocca in bocca, che ne parla per strada, tra i bar, quasi a bassa voce, quasi a non disturbare, come a non voler dar concretezza – magari con un tono più alto e certo- all’assurdo, incredulo fatto. Gente che snocciola saggezza perché in questi momenti s’ìntende il valore dell’esistenza nella sua esile, fragile precarietà. Gente del borgo che per iter di vita, in questi o in altri casi non funesti, ti fa sentire non solo, che ti regala appartenenza…

Gli amici di Pietro si voltano verso la casa nel pieno della piazza, da poco ristrutturata, quasi completata, dove Pietro avrebbe voluto ritirarsi finalmente in pensione per guardar passare gli amici dall’alto del balcone e magari invitarli a fare due chiacchiere in serena allegria… Ma a Lourdes incosciamente, l’attendeva l’incontro con l’ineluttabilità: si spera almeno che abbia ricevuto un miracolo: non essersi accorto proprio di nulla!…

http://www.jelsi.com/



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